Cos'è la Vulvodinia

Una forma particolare di allodinia è costituita dalla vulvodinia. Moltissime donne soffrono di disturbi ai genitali esterni che, nel loro insieme, costituiscono la vulva. Per tali disturbi è stato recentemente introdotto il termine di vulvodinia, il quale indica, genericamente, un disagio cronico o ricorrente della vulva. Tale disagio può manifestarsi in molti modi: una sensazione puntoria, come di punture di spilli, oppure un bruciore intenso, un senso di irritazione continua, tale, ad esempio, da impedire l’uso di vestiti attillati o un dolore più o meno intenso al rapporto sessuale (definito dispareunia). Uno dei sintomi più frequenti è, comunque, costituito dal prurito, che può essere da lieve e occasionale fino a raggiungere gradi estremi, tale da risultare insopportabile. Fino a 20 anni fa la vulvodinia non era conosciuta come una vera malattia da parte della medicina. Tuttavia, al giorni d’oggi tutti i testi di patologia vulvare la descrivono in modo più o meno diffuso. A partire dagli anni ’80 una serie di ricerche cliniche ha permesso di acquisire moltissime nuove conoscenze sulla salute dei genitali esterni femminili. Negli ultimi 12-15 anni sono state fatte moltissime scoperte in questo campo, definendo varie malattie prima ignorate e mettendo a punto anche parecchie terapie efficaci. Purtroppo le informazioni scientifiche, anche in campo medico, stentano talvolta a diffondersi e la vita delle pazienti affette da vulvodinia è spesso una odissea da uno specialista all’altro, da una terapia all’altra senza alcun risultato. In caso di bruciore, prurito intenso, fitte o irritazione, vengono, di solito, eseguiti i cosiddetti tamponi vaginali: se questi sono negativi, oppure, se, dopo la cura, permangono i sintomi la paziente si sente dire che non ha nulla, di rilassarsi, di non pensarci e, spesso, di rivolgersi allo psicologo. Quasi sempre la diagnosi, quindi, diventa quella di malattia psicosomatica. Purtroppo non si tratta di una convinzione isolata ma esistono ancor oggi specialisti disinformati che teorizzano tale “disturbo psicologico femminile” e moltissime donne soffrono per una diagnosi che le etichetta come malate immaginarie. Si pensi che è stato necessario condurre uno studio specifico, pubblicato da Jadresic nel 1993, ma ancora poco conosciuto, per concludere che “le pazienti affette da vulvodinia presentano lo stesso profilo psicologico delle pazienti affette da altre patologie vulvari”. In un recentissimo studio, pubblicato nel 2004 su The Lancet, gli Autori affermano che l’aumento osservato di incidenza di depressione nelle pazienti affette da vulvodinia “è da attribuirsi alle difficoltà sessuali ed all’esperienza di dolore cronico” e non ad una precedente sindrome depressiva.