Vestibolodinia

Una forma particolare (ma senza dubbio la più diffusa) di vulvodinia è costituita dalla vestibolodinia, nella quale l’area dolorosa è localizzata al vestibolo vulvare (zona compresa all’interno delle piccole labbra), e all’introito vaginale. Tale disturbo veniva, fino a pochi anni fa definito “vestibolite”. Più recentemente è stato definito “vestibolodinia” proprio per il riconoscimento del fatto che si tratta di una forma di allodinia.

La vestibolodinia si manifesta con bruciore, fitte, dolore spontaneo, dolore al rapporto (dispareunia) o provocato dalla pressione (pantaloni stretti, bicicletta ecc). Il dolore al rapporto è estremamente caratteristico e si manifesta come una fitta dolorosa al momento della penetrazione. A ciò segue, molto spesso, una sensazione di bruciore post-coitale (successivo al rapporto sessuale) che può durare da un’ora a tutto il giorno dopo, bruciore legato al forte spasmo muscolare che, come detto, è presente in tutte le forme di allodinia. A volte, tale dolore, simula una cistite per cui si parla di cistite post-coitale. In realtà non si tratta di una vera cistite ma di uno spasmo muscolare parossistico. In molti casi il dolore è tale da rendere impossibile il rapporto sessuale.

Esistono, tuttavia, vari gradi di vestibolodinia, con casi più lievi (di cui moltissime donne soffrono, senza saperlo, convinte che si tratti di una condizione normale). In tali casi non si hanno disturbi “spontaneamente”, ma si manifesta solo un “doloretto”, una fitta o un “fastidio” all’inizio del rapporto che tende poi a scomparire con la prosecuzione del rapporto stesso. Un’altra caratteristica della vestibolite vulvare è costituita da una riduzione della normale lubrificazione fisiologica, dovuta al fatto che le “ghiandole vestibolari minori”, situate proprio intorno alla zona dell’introito vaginale, sono infiammate e funzionano male.

Come tutte le allodinie, la vestibolodinia, non è una malattia ginecologica ma una patologia neuro-dermatologica: si tratta di una neuropatia periferica (e quindi una patologia cutanea) e la localizzazione ai genitali è del tutto casuale. Quasi sempre una paziente affetta da vestibolodinia presenta anche altre aree (misconosciute ma sintomatiche e causa di altri disturbi) di allodinia in altre zone del corpo. L’infiammazione della vestibolodinia può non essere visibile esternamente o si può rendere evidente con un rossore localizzato in uno o più punti. In altri casi la sofferenza delle fibre nervose può arrivare a provocare delle vere e proprie abrasioni della mucosa. Le secrezioni possono essere scarse, saltuarie o abbondanti e liquide, a volte accompagnate a sensazione di secchezza.

Le cause della vestibolodinia possono essere le più varie. Come tutte le allodinie, anche la vestibolodinia è una infiammazione che tende a persistere. Di conseguenza, qualunque causa vada ad infiammare la mucosa vulvare, in soggetti predisposti, può provocare la vestibolodinia. Molto spesso è sufficiente un episodio infiammatorio da candidosi vulvo-vaginale. Con la terapia la candida se ne va ma l’infiammazione, provocata dalla candida, rimane a tempo indefinito. In altri casi la vestibolodinia parte dalle cicatrici dell’imene (carruncole imenali) presenti all’introito. Ciò avviene per gli stessi motivi esposti a proposito delle cicatrici

I pochi studi epidemiologici hanno fornito dati a dir poco eclatanti: secondo uno studio condotto qualche anno fa da Martha Goetsch (ginecologa a Portland, Oregon, U.S.A.) il 37% delle donne presenterebbe un qualche grado di vestibolite, con un 15% di forme seriamente sintomatiche. Uno studio recentissimo, pubblicato sul Journal of the American Medical Womens Association, ha riportato che circa il 16% delle donne intervistate riferiva storia di bruciore cronico, dolore puntorio o al contatto che durava da 3 o più mesi. Il 60% di queste donne aveva consultato 3 o più medici, la maggiorparte dei quali non aveva saputo porre una diagnosi.

Dal momento che è alterata la sensibilità della mucosa, per la diagnosi ci si avvale del cosiddetto swab-test o Q-tip test (test del tampone): si pratica un tocco lieve con un tamponcino di cotone all’interno del vestibolo vulvare. In caso di vestibolodinia tale tocco delicato suscita una bruciore, fastidio o dolere. Trattandosi di una malattia infiammatoria, è normale, in caso di vestibolodinia, avere un reperto di tipo infiammatorio anche al PAP test. Tutte le mucose, quella vulvare al pari di quella nasale, quando sono in uno stato infiammatorio producono un “gemizio siero-mucoide. Questo è il motivo delle tipiche secrezioni fluide, mucoidi (secrezioni o perdite di tipo infiammatorio e non segno di infezione) presenti in molti casi di vestibolodinia. Tali secrezioni legate alla flogosi, tuttavia costituiscono un vero e proprio terreno di coltura per batteri di origine intestinale (Enterococchi, Escherichia coli), batteri cutanei (Stafilococco, Streptococco) o Candida. La presenza di tali microorganismi nelle secrezioni di una donna affetta da vestibolodinia è quindi una conseguenza della malattia di base e non la causa per cui è inutile accanirsi con antibiotici o antimicotici se non si cura l’infiammazione sottostante.
Come già detto, raramente una allodinia si presenta da sola. In un soggetto predisposto qualunque area cutanea può sviluppare una allodinia. Per questo nella maggiorparte delle pazienti affette da vestibolodinia sono presenti anche altre aree cutanee infiammate (ad es. spalle, parte posteriore del collo, glutei, ginocchia). In questi casi si parla di forme diffuse di neuropatia superficiale. In alcuni casi si può arrivare alla Fibromialgia. Le pazienti affette da fibromialgia presentano molte “centraline nervose” in uno stato infiammatorio (cosiddetti tender-point o punti dolorosi), una di queste è localizzata al vestibolo, le altre in zone diverse. Nella maggior parte dei casi, dunque, la vestibolodinia rappresenta solo un sintomo di una malattia più diffusa che coinvolge varie aree della superficie cutanea.